Ai membri del Comitato Centrale
Ai membri della Direzione

 

 

Pavia 20 settembre 2003

Cari Amici,

da mesi la dirigenza nazionale del MFE propone, fa votare dagli organi nazionali e diffonde documenti contraddittori e incoerenti che riecheggiano un modo di pensare più consono a chi detiene già un potere, che non a chi si batte per crearne uno nuovo. Siamo di fronte ad un atteggiamento che, nel tempo, squalifica la tradizione di lotta federalista ed il ruolo di un movimento d'avanguardia. E' il caso anche delle deliberazioni dell'ultima riunione della Direzione nazionale.
Nella circolare del Segretario del 14/09/03 si legge che "la Direzione ha riconosciuto che la Conferenza intergovernativa, per sua natura, può solo peggiorare il risultato conseguito dalla Convenzione europea, come del resto testimoniano le prime richieste avanzate dai vari governi europei." Ma se si crede davvero in questa analisi, perché rivolgerle un ­ inutile a questo punto - appello per "ribadire la radicale rivendicazione dell'abolizione del diritto di veto"?
Proprio perché evidentemente non si confida molto nell'utilità di questo appello, la dirigenza nazionale ha deciso di lanciarne un altro rivolto ai partiti europei, facendo approvare dalla Direzione un documento in cui si afferma che con la Costituzione europea, nonostante i suoi limiti, per la prima volta "si aprono varchi significativi alle forze della società civile. Se i partiti diventeranno l'anello di congiunzione tra i cittadini e le istituzioni dell'Unione, la democrazia europea sarà una realtà di cui tutti dovranno prendere atto." Se queste parole hanno un senso, ciò vorrebbe dire che, indipendentemente dall'esito della Conferenza Intergovernativa, sarebbe già possibile, a partire dalle elezioni europee del 2004, ribaltare la situazione perché, sempre secondo il documento proposto dalla Direzione, "una Commissione europea, legittimata dalla volontà dei cittadini e sostenuta dal Parlamento europeo, avrebbe la forza sufficiente per affrontare con successo le emergenze che non possono trovare soluzione a livello nazionale: la lotta alla disoccupazione, lo sviluppo sostenibile dell'economia europea e la realizzazione delle prime politiche per consentire all'Europa di partecipare alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico". Insomma, anticipando o attuando quanto è previsto dal trattato-Costituzione, l'Europa disporrebbe già degli strumenti sufficienti per agire sul piano interno ed internazionale. A questo punto una nuova Convenzione - a venticinque/ventotto? - si renderebbe necessaria, come recita l'appello, solo "per rendere pienamente democratica" una Costituzione europea che, da un lato si chiede senza troppa convinzione di emendare e, dall'altro, si chiede di applicare così com'è per i suoi impliciti meriti.
E' l'ennesimo pasticcio. I vari Prodi, Berlusconi, Chirac, Schroeder che ci propinano già, quasi quotidianamente, incoerenze di questo genere, possono anche permettersi di giocare con le parole ed i concetti, perché il loro obiettivo in definitiva è quello di mantenere il più a lungo possibile le rispettive posizioni di potere nazionale o personale. Ma il loro chiacchiericcio non può diventare la politica del MFE, pena la sua scomparsa. Purtroppo gli attuali dirigenti MFE sembrano voler continuare a percorrere questa strada.
Lo dimostra l'importanza che si continua ad attribuire al testo varato dalla Convenzione, che non si ha il coraggio di denunciare come una truffa, ma viene presentato addirittura come un traguardo raggiunto che ci impone di "ripensare il futuro del federalismo in una prospettiva nuova". E' ovvio che ogni individuo ragionevole, e a maggior ragione ogni militante federalista, deve continuamente riflettere sul futuro in relazione ai fatti e agli obiettivi che si vogliono perseguire. Il problema è quali fatti si decide di prendere in considerazione e quali obiettivi si vogliono perseguire.
I fatti imporrebbero al MFE di indicare al più presto chiaramente e ancora una volta, all'opinione pubblica e alla classe politica come passare da una confederazione di Stati ad uno Stato federale europeo. Ma tutto ciò, per il momento, non sembra più interessare i dirigenti nazionali del MFE.

Cordiali saluti

 

 

Franco Spoltore