Cari amici,
credo che in un momento cosÏ difficile per l'Europa non sia ammissibile trasmettere all'esterno l'immagine di un MFE totalmente incapace di leggere lo stadio attuale del processo di unificazione europea e di definire logicamente una strategia conseguente, come fa invece Montani nell'articolo per Rinascita. E' infatti incredibile affermare che il futuro dell'Europa sta nel Parlamento Europeo e nel dibattito che dovrebbe svilupparsi intorno alle prossime elezioni. CiÚ almeno per tre motivi: 1) Le prossime elezioni, il prossimo parlamento e il prossimo Presidente della Commissione si caratterizzeranno come le prime "istituzioni ufficiali" dell'Europa a 25 e saranno inevitabilmente figli della volont¦ di ricucire lo strappo consumatosi a Bruxelles (proprio per questo andrebbe aperta una riflessioe sul senso delle prossime elezioni europee); 2) Il problema oggi non Ë far finta che non debbano essere pi i governi a decidere sul futuro dell'Europa (far finta, appunto, dato che il potere lo puÚ cedere solo chi lo detiene, cioË i governi, come implicitamente riconosce anche Montani invocando un 'iniziativa dei Capi di Stato e di governo - Verhofstadt ad esempio), ma il quadro in cui puÚ realizzarsi la prospettiva federale. Questo quadro sono idealmente i Sei e chi vorr¦ seguirli. Purtroppo questo lo stanno comprendendo tutti fuorchË la maggioranza del MFE; 3) Non si puÚ considerare il testo del Trattato elaborato dalla Convenzione una piattaforma di rivendicazione su cui i federalisti possono seriamente impegnarsi. Dobbiamo chiedere un nuovo patto fondatore a partire dai Sei per rivendicare la nascita di uno Stato federale europeo. Non sta a noi chiedere di meno.
Milano 17-12-2003


Federico Faravelli
Segretario Regionale MFE Lombardia