Comunicato del Comitato per lo Stato federale europeo

IL RUOLO DELL'ITALIA

NELLA NUOVA EUROPA

La notizia dell'incontro "riservato" tra i tre Ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna che si è tenuto la settimana scorsa ha suscitato la reazione sdegnata del nostro governo, per bocca del Ministro Frattini, che già giovedì scorso, 22 gennaio, nel riferire in Parlamento circa gli esiti del Vertice conclusivo del semestre di presidenza italiana, aveva ricordato che in Europa "non vi potrà essere un direttorio, non vi potrà essere un nucleo divisivo che rischierà di mettere in pericolo l'integrazione europea. Spero che nessuno chieda all'Italia di concorrere ad imprese che dividono l'Europa, ma comunque noi non riterremo di farlo. Ogni ipotesi di Europa a più velocità non potrebbe che allontanare la prospettiva di un accordo che in parte significativa dipende dal sottolineare lo spirito di coesione comune (quindi a 25) piuttosto che dalle alleanze interne basate sulla forza".
Ma la realtà dell'Europa e il ruolo che può avere l'Italia sono più complessi di quanto non riesca a vedere il Ministro Frattini. L'Unione europea, con il suo continuo processo di allargamento, presenta ormai al proprio interno una disomogeneità di livelli di integrazione - ben diversamente da quanto accadeva originariamente nella Comunità europea - che rendono inevitabile la nascita di "alleanze" tra i paesi membri sulla base della convergenza degli interessi nazionali e sulla base dei rapporti di forza. L'"Europa a più velocità", cui si riferisce il Ministro, è già nei fatti, e l'approvazione della cosiddetta "costituzione europea" che egli menziona implicitamente nel suo discorso non può influire nel modo più assoluto su questa situazione ­ tanto che tutti i rappresentanti dei governi, tra cui lo stesso Frattini, auspicano che il nuovo trattato venga approvato da tutti i membri proprio perché fornisce il quadro giuridico che "regolamenta", incrementando i meccanismi delle cooperazioni rafforzate, esattamente l'Europa a due velocità.
E' chiaro che la nascita che così si prefigura di "nuclei" e "direttori" a geometria variabile ­ quella che qualche anno fa si definiva l'Europe à la carte ­ è destinata a creare una situazione che porterà l'Europa alla disgregazione, perché invece di creare una convergenza di interessi tra gli Stati - che è quanto ha fatto il processo di integrazione per quarant'anni - tende viceversa ad accrescerne la divergenza. Ed è altrettanto chiaro che l'Italia in questo contesto è completamente esclusa dai giochi di potere dei "grandi" ed è relegata ad un ruolo assolutamente secondario. Se la logica che si rafforza nell'Unione è quella del mantenimento delle sovranità nazionali ­ come accade oggi, per cui non si parla più di indirizzarsi verso il traguardo della Federazione europea, cioè dello Stato federale europeo, ma si cerca una cooperazione tra Stati nazionali che continuano a detenere il potere di decidere in ultima istanza, il monopolio della forza e il controllo dell'esercito e che mantengono intatto il potere di dare esecuzione alle decisioni europee ­ allora contano, sopra ad ogni altra cosa i rapporti di forza, ed è evidente che lo status del nostro paese è inadeguato: sia che cerchi di accreditarsi come l'alleato fedele degli americani, e cerchi quindi di indebolire ­ ulteriormente ­ l'Europa, sia che voglia difendere questa Unione, l'Italia è destinata a non contare. L'unica via che può ridare all'Italia una dignità e un ruolo europei è quella di cercare di invertire la tendenza alla rinazionalizzazione in atto nell'Unione facendosi portatrice di un progetto federalista radicale, che si richiami agli ideali dei padri fondatori. Il progetto europeo si salva solo se al cuore dell'Unione un gruppo di paesi ha il coraggio di prendere l'iniziativa di fare il salto dell'unione politica, di creare uno Stato federale, aperto a tutti gli Stati che vorranno aderirvi. Un nucleo federale, all'interno dell'Unione, costituisce l'unica possibilità per invertire la tendenza alla disgregazione in atto, per ridare una prospettiva politica al processo europeo - prospettiva cui gli Stati che ancora non vogliono aderire avranno così modo di avvicinarsi gradatamente, per passi successivi ­ e per salvare il nostro continente dalla decadenza cui lo condanna la disunione.
I paesi in cui esistono le condizioni per prendere una simile iniziativa non possono essere altro che i paesi fondatori: Francia, Germania, Benelux e, appunto, Italia. In questo quadro il nostro paese avrebbe un ruolo determinante, come lo ha sempre avuto in passato, anche se sembra che ne stia perdendo consapevolezza. Per questo non serve gridare contro i direttori, schierarsi pro o contro l'Europa a due velocità, sperare che l'Italia possa avere un ruolo nell'Europa delle sovranità nazionali: l'Italia ha bisogno, sotto tutti i punti di vista, di un'Europa federale, e l'Europa ha bisogno che l'Italia prenda piena coscienza di questo fatto e agisca di conseguenza. Sarebbe ora che qualcuno nel nostro paese incominciasse a rendersene conto.

 

Milano, 27 gennaio 2003