Comunicato
del
Comitato per lo Stato Federale Europeo
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DOPO L'11 MARZO DI MADRID:

FARE DAVVERO L'EUROPA

Di fronte all'attentato terroristico di Madrid, che evoca terribili intrecci tra strategie del terrore interne ed internazionali, gli europei si scoprono ancora una volta impotenti ed incapaci d'agire. Al di là delle ferme condanne di atti di questo genere e delle rassicurazioni dei rappresentanti dei governi nazionali sul fatto che i colpevoli verranno trovati e puniti, resta l'amara consapevolezza che contro gli atti terroristici non c'è difesa efficace, ma proprio per questo si tratta di elaborare delle politiche o di creare delle istituzioni che permettono perlomeno di affrontare i problemi che ne stanno all'origine.
Di fatto gli Stati europei, sempre più deboli e delegittimati sia al loro interno che a livello internazionale, da una parte forniscono al terrorismo interno, legato a rivendicazioni nazionaliste, il terreno ideale per mettere in atto tentativi di destabilizzazione delle istituzioni; e dall'altra assistono passivamente alla degenerazione dei rapporti internazionali, accettando il predominio della aggressiva politica americana.
Bisogna inoltre considerare che, a differenza del recente passato, come molti europei (a partire dai cittadini spagnoli) avevano sperimentato, oggi gli effetti destabilizzanti degli atti terroristici non possono più essere attenuati dalla presenza di un quadro europeo in continuo progresso sul terreno dello sviluppo, della legittimità democratica e dell'influenza europea in campo internazionale. Oggi, infatti, l'Unione europea a Venticinque sembra essere entrata in una fase involutiva sia sul terreno istituzionale che su quello economico e monetario.
Gli europei del ventunesimo secolo, al pari degli italiani del cinquecento, stanno purtroppo ignorando l'ammonimento di Machiavelli, secondo il quale la fortuna è arbitra solo della metà delle nostre azioni, ma lascia governare l'altra metà a noi. La fortuna, come insegna Machiavelli, assomiglia ai fiumi in piena che, "quando s'adirano, allagano e ruinano e ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro", senza potervisi opporre. Proprio per questo gli uomini devono costruire dei buoni argini per contenerla "quando sono tempi quieti" (Il Principe, cap. xxv).
La debole Unione europea a Venticinque (e presto a Ventisette-Ventotto), con o senza la "costituzione europea" partorita dalla Convenzione, non è e non sarà in grado di arginare "i fiumi rovinosi" che l'attuale disordine mondiale ingrossa e fa adirare, lasciando gli europei in balia degli eventi. Quel che è accaduto a Madrid è un'ulteriore, triste anticipazione di questo stato di cose, che ha la sua radice ultima nell'incapacità dimostrata finora dagli europei di creare un solido Stato federale continentale nei "tempi quieti".
Ma non tutto è ancora perduto.
Basta che almeno un gruppo di paesi, a partire dai fondatori, manifesti la volontà di contrastare questa deriva, annunciando di voler creare un primo nucleo federale, per ridare una prospettiva di salvezza all'intera Europa. Questo è l'unico modo per dare vita a un soggetto politico di dimensioni continentali adeguato alle nuove sfide internazionali e capace di garantire ai propri cittadini la sicurezza e lo sviluppo economico.

 

Milano 12 Marzo 2004