Comunicato del
Comitato per lo Stato Federale Europeo
c/o Movimento Federalista Europeo - via San Rocco 20 - 20135 Milano
www.alternativaeuropea.org - www.euraction.orgDOPO IL 7 LUGLIO DI LONDRA:
FARE L’EUROPA POLITICA
Gli attentati di Londra, una delle città in cui da decenni sono in vigore le più rigorose norme di vigilanza anti-terrorismo, confermano la difficoltà, se non l’impossibilità, di difendere efficacemente le città europee dagli attacchi terroristici internazionali e soprattutto, fatto ancor più grave, dalla logica distruttiva, sul piano interno ed internazionale, di questi atti.
A distanza di quasi quattro anni dall’attentato di New York, il terrorismo internazionale può ancora: a) sfruttare cinicamente il sostegno materiale e morale che si sprigiona in larghi strati di popolazioni ormai senza Stato e in guerra permanente in diverse parti del mondo – dal Medio Oriente all’Afghanistan, dall’Iraq alla Somalia, dal Congo al Sudan, per citarne solo alcuni; b) sfidare apertamente il monopolio interno della forza degli Stati contro i quali esso si rivolge, alimentando la sfiducia dei cittadini e l’involuzione delle loro istituzioni nazionali in senso autoritario e illiberale; c) mettere in discussione il ruolo di gendarme mondiale di quegli Stati, come gli USA e la stessa Gran Bretagna, che hanno fatto della guerra contro il terrorismo il leit motif della loro politica estera. Nel frattempo i paesi più sviluppati hanno ripetutamente mostrato tutta la loro impotenza ed incapacità ad affrontare efficacemente quei problemi, come la povertà e la disuguaglianza tra i popoli, che sono all'origine della nascita, del radicamento e della diffusione della violenza terroristica.
Dopo gli attentati di Londra, al di là delle ferme condanne di atti di questo genere e delle rassicurazioni dei rappresentanti dei governi nazionali sul fatto che i colpevoli verranno trovati e puniti, e che il terrorismo non prevarrà, per gli europei si tratta di elaborare e attuare quelle politiche e di creare quelle istituzioni che permettano perlomeno di affrontare i problemi che stanno all'origine di questa ondata di violenza e di contrastarne la logica nei fatti e non solo a parole.
In Europa è il momento di riconoscere che quelle politiche e quelle istituzioni non solo sono ormai impensabili sul piano nazionale, ma sono realizzabili solo in un quadro statuale europeo sopranazionale, e non nel quadro delle alleanze, delle coalizioni e delle cooperazioni fra Stati sovrani.
Nonostante i numerosi successi conseguiti, il processo di unificazione politica europea, alla quale peraltro da sempre e apertamente si oppone la Gran Bretagna, si trova in uno stadio ancora così rudimentale che è puramente retorico ogni richiamo a una politica estera e di sicurezza unica europea o a una politica anti-terrorismo condotta da una polizia europea. A maggior ragione simili richiami appaiono ormai irrealistici per un’Unione europea a Venticinque, presto a Ventisette. La possibilità di combattere il potere distruttivo della violenza terrorista risiede nelle residue possibilità di rilanciare il progetto politico europeo.
Per questo occorre che almeno un gruppo di paesi, a partire dai fondatori, manifesti al più presto concretamente la volontà di contribuire a questo rilancio, annunciando di voler creare un primo nucleo di Stato federale europeo, per ridare una prospettiva di salvezza all'intera Europa. Questo è l'unico modo per dare vita a un soggetto politico di dimensioni continentali adeguato alle nuove sfide internazionali e capace di fornire delle risposte credibili al terrorismo.Milano 7 Luglio 2005