La questione
dellĠEuropa a pi velocit quindici anni dopo il documento Schuble-Lamers
Il 1Ħ settembre del
1994, durante il semestre di presidenza tedesca dellĠUe, il presidente del
gruppo parlamentare della CDU/CSU Wolfgang Schuble presentava al Bundestag, a
nome del suo partito, il documento da lui redatto insieme a Karl Lamers dal
titolo ÒRiflessioni sulla politica europeaÓ. Si trattava di un testo, e di
unĠiniziativa, che segnava uno dei momenti pi alti del dibattito politico
europeo. Dopo la caduta del blocco sovietico e la riunificazione tedesca, e con
la prospettiva dellĠimminente allargamento ad est dellĠUnione, lo sviluppo del
processo di unificazione in Europa era entrato Òin una fase criticaÓ, come
recitava il documento, tale che, Òse entro due-quattro anni non si trova una
soluzione alle cause di tale inquietante evoluzione, anzich indirizzarsi verso
la maggiore convergenza prevista dal Trattato di Maastricht, lĠUnione rischia
di imboccare inesorabilmente la via di una formazione pi debole, limitata
essenzialmente ad alcuni aspetti economici e composta da diversi sottogruppi.
Tale zona di libero scambio ÔmigliorataĠ non potrebbe consentire alla societ
europea di superare i problemi vitali e le sfide esterne che si trova ad
affrontareÓ. I provvedimenti istituzionali e
politici che Schuble e Lamers suggerivano per prevenire questa deriva
riguardavano innanzitutto lo sviluppo istituzionale dellĠUnione, la cui
capacit di azione e base democratica dovevano essere rafforzate adottando una
struttura ispirata al modello dello Stato federale e al principio di
sussidiariet; e parallelamente, Ònonostante le notevoli difficolt giuridiche
e praticheÓ, si sarebbe dovuta istituzionalizzare lĠidea di unĠEuropa a pi
velocit – Òaltrimenti lĠUnione si limiter ad una cooperazione
intergovernativa favorevole ad una ÔEuropa alla cartaĠ Ó – e si sarebbe
dovuto rafforzare Òil nucleo duro gi costituito dai paesi impegnati sul fronte
dellĠintegrazione e pronti a cooperareÓ. Questo nucleo, composto dalla Francia,
dalla Germania e dai paesi del Benelux, si confermava anche in ambito monetario – cosa importantissima
secondo i due autori del testo, dato che proprio lĠUem doveva essere, a sua
volta, il nucleo duro dellĠUnione politica – ed era lĠunico strumento che avrebbe
permesso di conciliare gli obiettivi contraddittori dellĠapprofondimento e
dellĠallargamento dellĠUe.
Il motore di queste
iniziative avrebbe dovuto essere in primis la Germania, cui spettava il
compito di avanzare proposte adeguate gi in vista della conferenza
intergovernativa per la riforma dei Trattati fissata per il 1996 e che,
soprattutto, avrebbe dovuto rafforzare, sotto questo profilo, la propria intesa
con la Francia. Tra gli obiettivi prioritari figurava lĠesigenza di dotare
lĠEuropa di una politica estera e di difesa in grado di garantire la sicurezza
del continente, dato che Òla capacit di difendersi costituisce lĠessenza
stessa della sovranit degli Stati É; poich la coscienza della propria
sovranit il fattore determinante del rapporto che i popoli stabiliscono al
loro interno e nei confronti degli altri, la capacit di difesa comune di
questa comunit europea di Stati costituisce un fattore inalienabile per la
stabilizzazione di unĠidentit propria dellĠUeÓ.
Quindici anni dopo, alla luce di
quanto ipotizzato in quella presa di posizione della CDU/CSU – allora
come oggi partito di governo in Germania – il bilancio che si pu fare
del tutto evidente: il documento stato estremamente efficace ai fini della
realizzazione dellĠUem, perch ha dimostrato la volont tedesca di procedere
comunque con un gruppo di avanguardia, senza fermarsi ad aspettare neanche un
paese fondatore come lĠItalia che non sembrava in grado di soddisfare i criteri
necessari per lĠingresso nellĠeuro; ed stata proprio la dimostrazione di
questa volont ferma e precisa a rendere possibile la nascita della moneta
unica. Rispetto agli altri fronti delineati nella proposta di Schuble-Lamers,
invece, non essendo stato fatto nulla di quanto si auspicava, viene confermata
lĠanalisi estremamente lucida e lungimirante da cui tale proposta prendeva le
mosse. Infatti lĠEuropa si trova oggi esattamente nella situazione che quel
documento prevedeva qualora non avesse saputo rafforzarsi e darsi unĠidentit
politica: sostanzialmente rassegnata ad un lento declino, senza pi le
ambizioni del passato e in una situazione di pericolosa impotenza e debolezza.
Uno dei fattori
principali che hanno inciso sul profondo cambiamento della natura dellĠUnione
stato proprio, come previsto da Schuble e Lamers, lĠallargamento fino ai
ventisette membri attuali, avvenuto senza essere accompagnato da alcun
approfondimento politico del nucleo dei paesi pi integrati, favorendo cos il
progetto di chi, Gran Bretagna in testa, mirava a trasformare lĠUe in una Òzona
di libero scambio ÔmigliorataĠ Ó. LĠeterogeneit della
compagine europea che ne conseguita ha evidenziato le carenze dellĠedificio
comunitario, non tanto perch abbia impedito il funzionamento normale delle sue
istituzioni (pur rendendolo molto pi farraginoso), quanto e soprattutto perch
ne ha bloccato ogni possibile rafforzamento ed evoluzione (come dimostrano i
limiti del Trattato di Nizza, il fallimento del Trattato costituzionale e
lĠiter tormentato e tuttora non concluso del Trattato di Lisbona); e ha finito
con lo spingere verso la creazione di blocchi di interesse contrapposti, in
base alla posizione geopolitica dei diversi paesi, aprendo la strada, tra
lĠaltro, a una pericolosa divergenza delle politiche di Francia e Germania su molti
fronti.
In questo quadro, il problema
dellĠEuropa a pi velocit riemerge necessariamente ad ogni crisi, poich
incontrovertibile il fatto che questa soluzione la sola in grado di sbloccare
lĠimpasse che paralizza lĠUnione. Ma avendo ormai abbandonato lĠidea che sia
necessario un trasferimento di sovranit dagli Stati allĠEuropa per realizzare
un approfondimento del processo di unificazione, le proposte che emergono dai
governi nazionali si riferiscono esclusivamente allĠipotesi delle cooperazioni rafforzate
(o strutturate), un istituto complesso, inefficiente e, soprattutto,
assolutamente inadatto a dotare lĠEuropa degli strumenti necessari per far
fronte alle sfide del futuro: esso presuppone, infatti, sia per nascere, sia
per sopravvivere, lĠaccordo pi o meno esplicito di tutti i paesi membri, anche
di quelli che non intendono parteciparvi; in questo modo impossibile
affrontare seriamente i nodi della politica estera e di sicurezza che implicano
il salto federale, come pure il completamento dellĠunione economica, senza il
quale gli europei continuano a restare divisi persino di fronte allĠemergenza
di una crisi drammatica come quella in corso. La conseguenza, come ammonivano
Schuble e Lamers, che la societ europea non ha gli strumenti per Òsuperare
i problemi vitali e le sfide esterne che si trova ad affrontareÓ.
I risultati delle
recenti elezioni europee confermano ampiamente questa diagnosi. Cresce la
disaffezione dei cittadini verso questa Europa: nei paesi euroscettici
perch essa non riesce a suscitare fiducia; in quelli favorevoli ad unĠEuropa
politica, al contrario, perch lĠUnione europea non risponde alle aspettative.
Mentre i sondaggi dimostrano che la maggioranza dei cittadini dei paesi
fondatori, e non solo di essi, vuole ancora la Federazione europea, i dati
delle elezioni dimostrano che questa stessa maggioranza non capisce le ragioni
per cui deve votare un parlamento che invece di rappresentare gli interessi del
popolo europeo si limita a stabilire regole nellĠambito del quadro politico di
riferimento fissato da quegli Stati nazionali che essi sentono cos deboli e
impotenti. Il Parlamento europeo si occupa di moltissime questioni tecniche, ma
non pu intervenire nella politica economica, n in quella estera, n dar vita
a qualche forma di governo dellĠUnione.
Le elezioni europee confermano
anche un altro dato, ancora pi grave: il costo della Ònon EuropaÓ. I cittadini
vivono la paura del cambiamento perch i loro paesi sono incapaci di
proteggerli, di difendere i loro interessi e di garantire un progetto credibile
per il loro futuro. Paventano il protagonismo del resto del mondo,
lĠimmigrazione che temono possa trasferire la lotta tra poveri su un terreno
pericoloso per chi gi ai margini della societ, la fragilit di un modello
sociale e di un welfare che sono messi in crisi in questa nuova fase dei
processi globali. Di fronte a queste sfide ineludibili, il tentativo di
esorcizzarle tramite quei discorsi o quelle risposte populiste che iniziano ad
affermarsi in molti paesi europei serve solo a preparare un risveglio ancora
pi drammatico, che rischia effettivamente di mettere a repentaglio la stessa
sopravvivenza del modello democratico, almeno nei paesi pi deboli. Peraltro
restando fermi al quadro nazionale non esiste la possibilit di trovare
soluzioni che permettano di governare queste sfide e addirittura di
trasformarle in nuove opportunit.
Il progetto che la
CDU/CSU proponeva al Bundestag nel 1994 non ha perso quindi nulla della sua
attualit. Tuttavia, in unĠEuropa a ventisette ormai a maggioranza
euroscettica, con la societ europea sempre pi prigioniera dellĠinadeguatezza
delle politiche nazionali e delle deficienze dellĠUnione europea, il disegno in
cui quel progetto si inquadrava diventato molto pi difficile da realizzare.
Ma queste constatazioni non possono e non debbono fermare chi vuol evitare il
declino della nostra societ e dei suoi valori. Anzi, offrono motivi e ragioni
in pi per ricordare alle classi politiche ed ai governi dei paesi fondatori
che devono assumersi la responsabilit di promuovere al pi presto la
fondazione di quel nucleo federale che non hanno voluto realizzare quindici
anni fa.
Alternativaeuropea