MANIFESTAZIONE DEL COMITATO D'INIZIATIVA PER LO STATO FEDERALE EUROPEO


Nella mattinata di lunedì 31 gennaio, 2005 si è svolta a Milano, presso la Tensostruttura della Regione Lombardia in viale Restelli 4, la prevista manifestazione sul tema "Dopo il Trattato costituzionale, la questione dell'Europa politica", organizzato dal Comitato d'iniziativa per lo Stato federale europeo, in collaborazione con le strutture lombarde dell'Associazione ex-parlamentari della Repubblica, dell'AEDE, dell'ANCI e del MFE. In una sala gremita da più di 300 persone, molte delle quali giovani studenti degli Istituti superiori cittadini, ha aperto i lavori, la presidente del Comitato, on.le Maria Luisa Cassanmagnago che ha sottolineato la necessità di guardare al di là della Trattato costituzionale - che può dare la falsa impressione che l'obiettivo dei padri fondatori (la Federazione europea) sia già stato conseguito - e di porre con forza alla classe politica ed all'opinione pubblica la questione, non più rinviabile, dell'unità politica dell'Europa e delle iniziative che occorre mettere in atto per realizzarla .
Dopo i saluti, non di circostanza, del Presidente del Consiglio regionale lombardo, Attilio Fontana, del vice presidente della Provincia Alberto Mattioli e del Direttore della rappresentanza a Milano della Commissione europea, Roberto Santaniello, ha svolto la relazione introduttiva il prof. Ugo Draetta, docente di Diritto Internazionale e di Diritto dell'Unione europea, all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Draetta, dopo aver sottolineato i limiti sia tecnico-giuridici che politici del Trattato costituzionale "spesso offuscati dalla retorica comunitaria", ha ricordato che "esistono Stati senza Costituzioni, ma non Costituzioni senza Stato", per cui "non essendo l'Unione europea lontanamente paragonabile ad uno Stato federale, parlando di "Costituzione", a proposito di un Trattato che semplicemente modifica per la quinta volta il testo originario del Trattato di Roma, si fa solo una perniciosa confusione e si generano aspettative o timori (a seconda dei punti di vista) totalmente ingiustificati". Che fare dunque? Bisogna affrontare la questione del "quadro" nel cui ambito l'ipotesi della unità politica federale dell'Europa sia possibile. Questo quadro non è quello dell'attuale Unione ove sia la Gran Bretagna, i paesi scandinavi e molti dei paesi di più recente adesione sono certamente contrari - anche a livello delle pubbliche opinioni - alle necessarie cessione di sovranità. "Quindi - conclude Draetta - una Federazione europea può solo avere qualche speranza di realizzazione in un ambito ristretto di Stati, un "nocciolo duro" che, in definitiva, si restringe ai Sei paesi che hanno iniziato il processo d'integrazione europea. Una Federazione europea, membro vitale di un'Unione europea, eventualmente allargata senza timore a nuovi Stati ancora (una "Federazione" nella "Confederazione") sarebbe aperta alla graduale, successiva adesione di tutti gli Stati dell'Unione .. e costituirebbe una realtà politica salda, fondata sulla sovranità popolare, ben governata sul piano economico, attore di primo piano nella politica mondiale".
Alla prolusione del prof. Draetta (il cui testo completo sarà presto disponibile on line e verrà pubblicato sulla rivista "Il Federalista"), ha fatto seguito una Tavola rotonda di parlamentari ed uomini politici milanesi e lombardi, presieduta da Enzo Percesepe dell'AEDE lombarda ed introdotta dalle domande di due giovani, Luisa Moisio e Francesco Pignataro. Mentre Luisa ha introdotto soprattutto la questione del "tempo" disponibile per realizzare l'Europa politica, il giovane liceale Francesco ha posto, tra gli altri, un quesito analogo, ma in termini molto più provocatori: "Che cosa potrebbe accadere all'Europa se dovesse essere coinvolta all'improvviso in un fatto gravissimo, ad esempio in una provocazione dei terroristi o nel decidere un atto di guerra)? Gli Stati sono preparati a questo evento o si andrà tutti allo sbaraglio in ordine sperso? Non possono gli Stati europei mettersi d'accordo nel salvaguardare la pace con un'organizzazione federale?".
A queste domande - come pure alle considerazioni del prof. Draetta - gli esponenti della classe politica, pur con qualche lodevole eccezione, non hanno sempre offerto risposte adeguate, limitandosi - nella maggior parte dei casi - ad esprimere l'auspicio che il Trattato, del quale tutti hanno riconosciuto i limiti, offrisse comunque una prospettiva valida anche ai fini del conseguimento dell'obiettivo dell'Europa politica. Sono interventi, nell'ordine, Vittorio Dotti (Partito Repubblicano), Giancarlo Pagliarini (Lega Nord), Antonio Panzeri (DS), Guido Podestà (Forza Italia), Patrizia Toia (Margherita) e Pia Locatelli (SDI). Molti tuttavia - con particolare efficacia, Vittorio Dotti e Pia Locatelli - hanno sottolineato l'esigenza di andare oltre il Trattato ed hanno accolto l'ipotesi di porre ai Sei paesi fondatori, la responsabilità primaria di rilanciare una prospettiva federale e tutti hanno sottoscritto il relativo Appello (riprodotto di seguito) che è stato poi sottoposto, da Sante Granelli del Comitato centrale del MFE (che ha chiuso i lavori) all'approvazione unanime dei partecipanti.
Infine il convegno ha avuto una significativa copertura da parte dei mezzi di informazione sul TGRegionale della Lombardia del 31 gennaio 2005 delle 14.30 e delle 19.30. Da segnalare che il motivo conduttore dei servizi è stato il tema della necessita' dello Stato federale europeo e dello stato di impasse in cui si trova l'Europa.
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Appello dei partecipanti al Convegno "Dopo il Trattato costituzionale: La questione dell'Europa politica" organizzato a Milano il 31 gennaio 2005 dal comitato regionale lombardo dell'Associazione ex-Parlamentari della Repubblica, dall'ANCI Lombardia e dai centri regionali dell'AEDE e del MFE


SI' A UNO STATO FEDERALE EUROPEO


Noi, cittadini europei,
consideriamo il Trattato costituzionale un risultato importante ma che non conclude il processo di unificazione europea che avrà termine soltanto con la creazione della Federazione europea. Il tempo per portare a compimento il processo di unificazione avviato oltre cinquant'anni fa dai padri fondatori della Comunità si sta consumando rapidamente ma, nonostante i progressi compiuti, l'Europa non è ancora in grado di rispondere alle sfide della pace, della povertà e della tutela del pianeta.
L'Unione monetaria è stata un importante fattore di coesione fra i paesi europei ma, in assenza di un governo europeo, non è in grado di esplicare tutte le sue potenzialità tanto sul piano interno quanto sul piano internazionale. Il Trattato costituzionale, nato dall'esigenza di dotare l'Europa di un quadro giuridico coerente, non potrà superare l'attuale debolezza dell'Unione perché non è la Costituzione di uno Stato. Anche l'inserimento della Carta dei diritti rischia di restare un insieme di affermazioni di principio senza tradursi in politiche effettive.
In ogni caso, è solo con la fondazione dello Stato federale europeo che sarà possibile superare le contraddizioni derivanti da un quadro politico nel quale contano, in ultima istanza, le sovranità nazionali.
Occorre perciò, mentre si definiscono con il Trattato costituzionale le regole per l'Unione allargata, ritornare anche all'ispirazione dei padri fondatori. I sei paesi che oltre mezzo secolo fa hanno dato vita alla Comunità europea devono assumere una nuova iniziativa per dar vita ad un potere sovrano, responsabile della politica estera, della politica economica e della difesa. Essi devono stabilire tra loro un vincolo irrevocabile con il quale trasferiscano la sovranità in questi settori al livello europeo e promuovano la fondazione di un primo nucleo federale, aperto a tutti i paesi e le regioni d'Europa che vorranno aderirvi, basato sul principio di sussidiarietà e sull'articolazione del potere ai vari livelli locali, nazionale ed europeo.
Solo in questo modo i cittadini europei potranno veder garantiti i loro diritti fondamentali e potranno ridiventare padroni del proprio destino.


Milano, 31 gennaio 2005